I leader della Coalizione dei volenterosi si sono riuniti a Kyiv e in videocollegamento il 24 agosto, in occasione del 35º Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, riaffermando il sostegno militare e politico a Kyiv mentre si intensificano gli attacchi russi e persiste una significativa carenza di finanziamenti per la difesa.

L’incontro in formato ibrido è stato co-presieduto dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dal primo ministro britannico Andy Burnham (presente di persona, al suo primo viaggio all’estero dall’insediamento), dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz (entrambi collegati da remoto). Tra i presenti nella capitale ucraina figurava anche il presidente del Consiglio europeo António Costa, insieme a leader o rappresentanti di Finlandia, Lituania, Lettonia, Moldova, Lussemburgo, Svezia e altri Paesi.

La coalizione rimane un raggruppamento flessibile e informale composto da circa 30-37 Paesi, con un’ampia partecipazione della maggior parte degli altri Stati membri dell’Unione europea, oltre a partner come Turchia, Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti non figuravano tra i partecipanti principali di questo formato.

La Bulgaria ha scelto di non partecipare. Il primo ministro Rumen Radev ha preso esplicitamente le distanze dal gruppo. Dopo essere entrato in carica all’inizio del 2026, il suo governo ha ridotto il sostegno militare all’Ucraina e ha dichiarato che il posto della Bulgaria non è nella Coalizione dei volenterosi, sostenendo che la prosecuzione degli aiuti militari non faccia altro che prolungare la guerra e che sia invece necessaria una soluzione diplomatica.

Anche la Slovacchia resta fuori. Il primo ministro Robert Fico ha dichiarato più volte e con fermezza che il suo Paese “non era, non è e non sarà” membro del gruppo. Il suo governo rifiuta di fornire all’Ucraina aiuti militari letali o sostegno finanziario destinato a scopi militari e considera la Coalizione uno strumento volto a sostenere la prosecuzione della guerra. La Slovacchia limita quindi il proprio coinvolgimento con l’Ucraina all’assistenza umanitaria e ai progetti civili.

Oltre a Slovacchia e Bulgaria, Malta è l’altro Stato membro dell’Unione che non fa parte della coalizione. La sua tradizionale neutralità costituzionale limita il coinvolgimento in coalizioni o impegni militari che prevedano un potenziale ricorso alla forza.

Zelensky ha sfruttato l’occasione per sottolineare che l’Ucraina “vuole assolutamente la pace, ma non è pronta semplicemente ad arrendersi”. Ha avvertito che la Russia non interromperebbe la propria aggressione nemmeno nel caso in cui l’Ucraina cedesse territori nell’est del Paese e ha evidenziato un deficit di 27 miliardi di dollari nei finanziamenti per la difesa per quest’anno.

Ha chiesto di accelerare le consegne dei sistemi di difesa aerea, in particolare di almeno 300 intercettori Patriot, necessari per aiutare l’Ucraina a superare l’inverno, e ha suggerito che i beni russi congelati all’estero potrebbero contribuire a colmare il deficit. “Non vi stiamo chiedendo di combattere per noi”, ha detto il presidente ucraino agli alleati, invitandoli però a fornire “tutto” ciò che è necessario per fermare la guerra.

Il ruolo del Regno Unito si è distinto particolarmente. Burnham, arrivato a Kyiv in treno, ha promesso che la Gran Bretagna resterà “al 100% al fianco” dell’Ucraina “per tutto il tempo necessario”, respingendo le minacce russe di ritorsioni. In un passo concreto che sottolinea la particolare relazione tra i due Paesi, il Regno Unito ha autorizzato l’azienda della difesa MBDA a divulgare informazioni classificate sui componenti britannici del missile da crociera a lungo raggio Storm Shadow (SCALP), consentendo l’assemblaggio locale in Ucraina. Anche la Francia si è mossa per concedere licenze relative alle tecnologie interessate.

Burnham e Zelensky hanno inoltre firmato un accordo di partenariato sull’intelligenza artificiale, che permetterà alla Gran Bretagna di accedere ai sistemi ucraini di dati provenienti dal campo di battaglia in cambio di competenze tecnologiche.

Nello stesso periodo delle celebrazioni per il Giorno dell’Indipendenza, Zelensky ha istituito una nuova onorificenza statale, la “Gratitudine del popolo ucraino”. La decorazione è destinata a riconoscere il sostegno estero complessivo alla resistenza dell’Ucraina contro l’aggressione russa, alla sua lotta per la sopravvivenza nazionale e ai valori condivisi di umanità, libertà e pace. I primi destinatari sono stati i cittadini del Regno Unito, in riconoscimento ufficiale della solidarietà britannica.

Nella loro dichiarazione congiunta, i leader della coalizione hanno condannato gli attacchi russi sistematici e in costante intensificazione contro le città ucraine, le infrastrutture critiche, i civili e i siti culturali, che hanno prodotto il più alto numero di vittime civili dall’inizio dell’invasione su vasta scala nel 2022. Hanno riaffermato il diritto dell’Ucraina all’autodifesa e la propria determinazione ad aumentare il sostegno militare, indicando nella difesa aerea una priorità urgente.

Gli impegni comprendono una cooperazione più profonda con l’industria della difesa ucraina, la condivisione di tecnologie attraverso la Coalizione contro i missili balistici, nota anche come FREYA, e un’immediata assistenza energetica per aiutare Kyiv a prepararsi all’inverno.

I leader hanno inoltre concordato di intensificare le sanzioni contro il complesso militare-industriale russo e contro coloro che ne favoriscono le attività, aumentando al contempo gli sforzi contro l’elusione delle sanzioni e contro la cosiddetta “flotta ombra”, che contribuisce a mantenere le entrate petrolifere di Mosca. Le azioni congiunte intraprese finora hanno privato la Russia di almeno 495 miliardi di dollari di potenziali finanziamenti per la guerra dal febbraio 2022. I leader hanno accolto positivamente le iniziative al Senato statunitense volte ad aumentare la pressione economica sulla Russia e hanno promesso un coordinamento più stretto con Washington.

La coalizione ha elogiato la disponibilità di Zelensky a intraprendere negoziati di pace significativi, finalizzati a un accordo complessivo, giusto e duraturo, e ha nuovamente invitato la Russia ad accettare un cessate il fuoco completo, immediato e senza condizioni lungo l’attuale linea di contatto.

Proseguiranno inoltre i lavori per preparare una Forza multinazionale per l’Ucraina (Multinational Force Ukraine), da dispiegare una volta raggiunta una cessazione credibile delle ostilità, nell’ambito di più ampie garanzie di sicurezza vincolanti sul piano politico e giuridico. Su richiesta di Zelensky, il prossimo incontro della Coalizione dei volenterosi dovrebbe tenersi in autunno, forse già a settembre, per mantenere lo slancio diplomatico.

L’incontro si è svolto sullo sfondo di combattimenti ancora in corso lungo un fronte di circa 750 miglia (1.200 km), di attacchi ucraini a lungo raggio contro obiettivi logistici russi e di attacchi russi con missili balistici e droni contro le città ucraine. Una dichiarazione parallela delle Nazioni Unite, sostenuta da oltre 50 Paesi, ha chiesto un cessate il fuoco senza condizioni.

Per l’Ucraina, il vertice nel Giorno dell’Indipendenza ha rappresentato sia un gesto simbolico di solidarietà sia l’adozione di misure concrete: trasferimenti tecnologici, priorità alla difesa aerea, pacchetti di assistenza energetica e un’espressione formale di gratitudine nei confronti del suo partner più vicino, in un momento in cui Kyiv continua a ribadire che la pace non può essere raggiunta al prezzo della resa.

Il 24 agosto, le forze russe hanno colpito con droni le infrastrutture ferroviarie nella comunità di Lozova, nell’oblast di Kharkiv, uccidendo due donne e ferendo diverse altre persone, tra cui una bambina di 11 anni. L’attacco faceva parte di una serie di operazioni contro obiettivi ferroviari ucraini nei giorni precedenti, tra cui un attacco con missile balistico contro una struttura ferroviaria a Kyiv, che ha ucciso un lavoratore, e attacchi con droni contro treni passeggeri.

Alcuni commentatori hanno osservato che la tempistica difficilmente può essere considerata casuale: poiché il traffico aereo è limitato e i visitatori di alto profilo raggiungono abitualmente la capitale in treno, gli attacchi alla rete ferroviaria sembrano essere finalizzati sia a interrompere la logistica, sia a inviare un segnale di intimidazione ai partner internazionali dell’Ucraina.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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